Archivi di persone

Arturo Arcomano, nato a Roccanova (PZ) il 6/3/1927, morto a Roma l’8/8/2007 è stato un educatore che si è distinto sia nell’attività didattica sia in quella scientifica.
Ha insegnato nella scuola elementare (17 anni), Materie Letterarie nella scuola media inferiore (5 anni), Filosofia, pedagogia e psicologia nella scuola secondaria superiore (6 anni), Pedagogia all’Istituto Universitario Orientale di Napoli (26 anni).
Nello svolgimento dell’attività didattica universitaria ha avuto particolare rilievo il lavoro seminariale e la promozione di gruppi di studio e di ricerca volti a stimolare un’esperienza intesa a superare e ad arricchire l’impegno individuale.
L’attività scientifica è stata prevalentemente rivolta all’approfondimento dei problemi riguardanti l’istruzione e l’educazione in rapporto alla società ed ai suoi aspetti politici, economici e culturali.
Un’angolazione sempre sottesa è stato il riferimento al Mezzogiorno d’Italia, dalla sua elevata tradizione culturale e pedagogica al suo analfabetismo. In questo ambito hanno trovato la loro collocazione gli studi e le pubblicazioni sulla storia dell’istruzione e del sistema scolastico, sulla formazione degli insegnanti, sul tirocinio didattico, sul diritto allo studio, sulla storia del pensiero educativo meridionale del ‘700 e, in particolare, sui complessi problemi educativi ed istituzionali del 1° decennio unitario. Ha collaborato a numerose riviste e periodici.
Ha prestato la sua attività presso l’U.N.L.A., l’A.D.E.S.S.P.I., l’ M.C.E., l’I.R.R.S.A.E.
Cfr. sito su Arturo Arcomano

Ersilia Caetani Lovatelli nasce a Roma il 12 ottobre 1840 da Michelangelo, principe di Teano poi duca di Sermoneta, e da Callista Rzewuska, di nobile famiglia polacca.Nell'ambiente familiare, tradizionalmente colto ed erudito, Ersilia trova forti stimoli allo studio e all'interesse per la cultura europea. In casa studia le lingue antiche, latino, greco e sanscrito e conosce il francese, l'inglese e il tedesco.La sua formazione culturale deve molto alla frequentazione degli studiosi amici del padre, soprattutto archeologi e storici, come Giovanni Battista De Rossi, Theodor Mommsen, Ferdinand Gregorovius, Rodolfo Lanciani e Carlo Ludovico Visconti, tuttavia Ersilia rimane un'autodidatta, spinta dalla sua vivace curiosità per la conoscenza.Nel 1859 sposa il conte Giacomo Lovatelli e approfondisce i suoi studi archeologici ed epigrafici prendendo parte agli scavi che in quegli anni venivano condotti a Roma, visitandone i monumenti, organizzando anche escursioni fuori città. Così, in pochi anni Ersilia avvia e consolida rapporti personali con i maggiori studiosi dell'antico, presenti a Roma.Nel 1864 viene eletta a membro onorario dell'Istituto archeologico germanico, già Istituto di corrispondenza archeologica di Roma, e, a partire dal 1870 circa, il salotto di Ersilia in Palazzo Lovatelli diventa il luogo di incontro letterario e politico più ricercato nella capitale dell'Italia unita.Sostenuta da Quintino Sella, nel 1879 diventa la prima donna socia dell'Accademia dei Lincei e, nello stesso anno muore il marito Giacomo.  Dopo questa perdita, Ersilia si dedica ancora ancora di più alla ricerca e allo studio, pubblicando articoli e saggi di soggetto archeologico ed epigrafico, e sebbene sia stata definita una studiosa dilettante, non è stato negato il valore divulgativo della sua opera.Oltre a quello linceo, ottiene numerosi altri titoli accademici: è membro dell'Accademia Pontaniana di Napoli, dell'Accademia di San Luca, della Reale accademia di scienze, lettere e arti di Modena, della Società reale di Napoli, della Societé nationale des antiquaires de France e dell'Accademia della Crusca. Nel 1894 le viene conferita la laurea honoris causa dall'Università di Halle, e diventa socia dell'Alterthums Gesellschaft di Königsberg, dell'Ateneo di scienze, lettere a arti di Bergamo, dell'Österreichisches Archäologisches Institut di Vienna e  della Reale accademia di Palermo.Il suo salotto continuerà ad essere centro di attrazione di intellettuali e letterati fino alle soglie del 1915, quando Ersilia si ritira in una silenziosa vita privata e la storia europea sta per affrontare la Grande Guerra.
Muore a Roma il 22 dicembre 1925.

Lionello Venturi, storico dell'arte italiano (Modena 1885 - Roma 1961), figlio di Adolfo, intraprese la carriera universitaria, insegnando a Torino, in Francia e negli Stati Uniti. In Italia nel dopoguerra insegnò a Roma (1945-60). Tra le opere: Il gusto dei primitivi (1926), La storia della critica d'arte (ed. ingl. 1936, ed. it. ampl. 1948).
Dopo aver compiuto studi storici, fu per qualche anno nell'amministrazione delle Belle Arti (1909-14, ispettore a Venezia, poi sovrintendente a Urbino), poi (1915-31) prof. di storia dell'arte nell'università di Torino. Avendo rifiutato di prestare il giuramento fascista, emigrò in Francia (1932-39) e poi negli USA (1939-44), dove insegnò in varie università. Rientrato in Italia, ha insegnato nell'università di Roma (1945-60). Socio nazionale dei Lincei (1946).
Muovendo dallo storicismo crociano, Venturi ha approfondito le questioni metodologiche della storia dell'arte introducendo il concetto di gusto come elemento soggettivo di cultura figurativa (diverso dal Kunstwollen di A. Riegl, che è invece immanente alla struttura della forma artistica) e insistendo sull'importanza della storia della critica, in termini che trovano consonanza con le contemporanee ricerche di J. Schlosser. Al suo ritorno in Italia svolse un'azione decisa come sostenitore dell'arte contemporanea, e di quella astratta in particolare, esercitando una profonda influenza.
Tra le sue opere si ricordano inoltre: Le origini della pittura veneziana (1907); Giorgione e il giorgionismo (1913); Pretesti di critica (1929); Cézanne (2 voll., 1936); Archives de l'Impressionisme (2 voll., 1939); Come si guarda un quadro. Da Giotto a Chagall (ed. ingl. 1945, ed. it. 1948); Pittura contemporanea (1948); Da Manet a Lautrec (1950); Premesse teoriche dell'arte moderna (1951); Pittori italiani d'oggi (1958).